Nasce a

Verona nel 1946. Il padre, disegnatore tecnico, fin da piccola la educa all’amore per il disegno e al concetto che per la realizzazione di un’opera è necessario un rigoroso progetto; quest’idea è sempre stata una costante che ha caratterizzato il suo lavoro. Si diploma presso il Liceo Artistico di Verona nel 1964.

Conseguita l’abilitazione, si dedica all’insegnamento.

Nel 1980 inizia a frequentare presso l’Accademia Cignaroli i corsi liberi di Correnti artistiche contemporanee tenute dal pittore Francesco Giuliari.

Nel 1982 partecipa al Premio Lubiam a Sabbioneta e viene giudicata miglior allieva delle Accademie d’Italia da una prestigiosa giuria composta dai critici Renato Barilli, Flavio Caroli, Maurizio Calvesi e Marisa Vescovo.

Questa soddisfazione le dà la carica emotiva per lasciare definitivamente l’insegnamento e dedicarsi a tempo pieno alla pittura. Per sua scelta si è sempre tenuta abbastanza lontana da tutto ciò che è legato al mercato dell’arte, privilegiando le iniziative di carattere culturale.

L’attrazione per l’Iperrealismo americano la porta ad elaborare una sua forma di iperrealismo di matrice europea attraverso il quale riesce ad esprimere in modo autobiografico il suo modo di essere donna.

Affascinata

dalle grandi dimensioni che le consentono di vivere ogni opera quasi come una sfida, lavora per cicli pittorici. Dai mostri domestici, particolari ingranditi di utensili da cucina che le consentivano di esorcizzare la quotidianità, è passata alle emozioni di stoffa: drappi attorcigliati, simbologia di mappe interiori attraverso i quali parlare di rapporti di coppia e legami affettivi.

Il ciclo itinerari

le ha permesso di accostarsi al paesaggio in modo insolito e scenografico per rappresentare le varie stagioni della Vita.
Poi è passata al tema dei grandi occhi, metafore per parlare dell’interiorità, occhi come finestre per vedere non “il fuori” ma “il dentro”.

Il ciclo crisalidi d’acciaio

è un ritorno alle grandi pentole dei primi tempi con un approccio concettuale diverso: l’oggetto è sempre protagonista nel suo gigantismo, ma anziché oggetto inanimato è un pezzo di anima.

La ricerca

più recente si sviluppa all’interno della casa: dentro fuori conduce nell’enigmatico gioco di specchi degli ambienti, silenziose proiezioni della vita che scorre.

Attraversa

questi blocchi pittorici il tema dell’uovo (riassunto nel ciclo nuovamente),trattato negli anni in maniera diversa ed in continua evoluzione. Riassume
l’inquietudine della morte e l’ansia del vivere che, più o meno palesemente, è sempre presente nell’opera di Rosabianca Cinquetti.

Dal 1992 è  socio fondatore di Atelier Aperto, punto d’incontro in Venezia di artisti internazionali con lo scopo, sotto il coordinamento di Nicola Sene, di promuovere le tecniche grafiche sperimentali.

Dal 1997 al 2012 Rosabianca Cinquetti è stata, con il marito Maurizio Angiari, responsabile dell’attività espositiva dello Spazioarte Pisanello della Fondazione Toniolo di Verona, galleria d’arte slegata da qualsiasi logica di mercato che aveva fra i suoi obiettivi la promozione dei giovani. Lo Spazioarte Pisanello ha allestito più di duecento mostre.

Dal 1997 è Socio del Corpo Accademico dell’Accademia “G.B. Cignaroli e scuola Brenzoni” di Verona presso la quale ha anche tenuto corsi di pittura iperrealista.

Partecipa in qualità di socio anche alla vita della Società Belle Arti di Verona e all’Associazione Le Stelle di Brescia.

Dal 2001 al 2013 ha collaborato nella Commissione Diocesana per l’Arte Sacra.